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    La complessità del modello democratico

    Nella prima parte di questa rubrica, ci siamo soffermati ad analizzare alcuni aspetti funzionali alla comprensione di come la quarta rivoluzione scientifica abbia investito la nostra identità, il nostro ambiente comunicativo, il nostro habitat. Abbiamo colto le complessità, le caratteristiche, le contraddizioni.

     Si è trattato essenzialmente di un preciso ordine di tematiche, che ci preparasse ad accostarci ad un fenomeno assai dibattuto. L’uso del digitale nell’esercizio della Democrazia.

    Se il digitale è il nuovo spazio da noi colonizzato, allora, comprendiamo come in questa nuova era, diventa prodromico risolvere questioni legate al digital divide (“divario digitale”, ndr), all’accessibilità, all’autorevolezza e all’accuratezza dell’informazione. Una vera e propria traslazione di principi e valori, come fondamenta di una nuova società democratica.

    Quali sono stati i fattori che hanno acceso il dibattito intorno all’e-democracy?

    La natura orizzontale della rete e la capacità di generare risposte in tempo reale hanno indotto una sorta di illusione, ovverosia l’aver trovato la soluzione a quei problemi che negli ultimi decenni hanno causato l’allontanamento e diffidenza dal mondo politico e la sfiducia nelle istituzioni. Gli stessi motivi che hanno determinato la crisi della democrazia rappresentativa.

    In foto il filosofo Norberto Bobbio (1909 – 2004)

    Se il mondo digitale è diventata la nuova polis greca, l’obiettivo, adesso, sarà comprendere le esigenze della nuova collettività servendoci degli strumenti offerti dal digitale. Nella realizzazione di un progetto sociale, la tecnologia può venire in ausilio, ma si esclude che essa possa essere considerata l’antidoto a tutti i mali.

    Non sorprende dunque che nell’ ultimo decennio oggetto di approfondimento sul piano filosofico, sociologico e antropologico sono state le ICT (Information and Communications Technology, le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione) in ambito politico, al fine di garantire la partecipazione democratica, vedendo sorgere studi intorno a quella che può definirsi democrazia elettronica.

    Prima di delineare i caratteri della democrazia elettronica, si reputa necessario soffermarsi sul concetto di Democrazia.

    Non ci vuole molta probità perché un governo monarchico o un governo dispotico si mantenga o si sostenga. La forza delle leggi nell’uno, il braccio del principe sempre alzato nell’altro, regolano e tengono a freno tutto. Ma in uno stato popolare ci vuole una molla in più che è la VIRTÙ.

    Montesquieu, Spirito delle leggi, III

    La Democrazia, che sia considerata forma di governo o modello governativo di una società non può che far riferimento a noi, quella società complessa che esige regole, princìpi, finalità, limiti. Non può essere banalmente definita come sistema in cui comanda il popolo, poiché essa è molto di più.

    La Democrazia affinché possa mantenere la propria vitalità ha bisogno di una forma, di una sostanza ma ancor di più dell’esercizio. Questo lo sa bene Gherardo Colombo, noto magistrato italiano, che nel suo saggio intitolato “Democrazia”, la definisce come quel sistema che più di tutti consente la realizzazione dell’individuo convivendo con altri, ma per far questo occorrono regole.

    In foto, Gherardo Colombo ex magistrato, giurista e saggista italiano

    Nei secoli si è cercato di definire la Democrazia e le sue forme, potendo rinvenire due requisiti caratterizzanti questo modello nelle sue diverse accezioni, quali il principio di rappresentanza e i valori liberali. Con la caduta dei regimi totalitari vi è stata l’affermazione di quelle che potremmo definire “liberaldemocrazie” e per poterle comprendere a fondo occorreva ricorrere alla teoria della democrazia rappresentativa.

    In “Il futuro della democraziaNorberto Bobbio (1909 – 2004) affermava:

    Stato democratico e stato liberale sono interdipendenti in due modi: nella direzione che va dal liberalismo alla democrazia nel senso che occorrono certe libertà per l’esercizio corretto del potere democratico, e nella direzione opposta che va dalla democrazia al liberalismo nel senso che occorre il potere democratico per garantire l’esistenza e la persistenza delle libertà fondamentali

    Sul punto, in “Democrazia: cosa èGiovanni Sartori (1924 – 2017) rinveniva un rapporto simbiotico tra il regime democratico e lo stato liberale, in quanto il primo poteva reggersi e fondarsi solo sui princìpi liberali, contrapponendosi a coloro che volevano definire lo stato democratico solo sul piano descrittivo senza leggerne l’essenza, come ad esempio Joseph Schumpeter (1883 – 1950) che definiva la Democrazia sul piano prettamente procedurale e metodologico.

    Questo richiamo al duplice carattere dei regimi democratici fa sì che Sartori muova le sue osservazioni all’interno di una critica rivolta sia a chi elabora paradigmi prettamente descrittivi sia a quegli studiosi che, rinunciando a una “descrizione dell’essere”, si soffermano a realizzare quelle strutture capaci di rispondere idealmente al concetto di Democrazia, elaborandone un’analisi mediata e definendola come un “meccanismo che genera una poliarchia aperta la cui competizione nel mercato elettorale attribuisce potere al popolo, e specificamente impone la responsività degli eletti nei confronti dei loro elettori” potendo in questo modo gettare la basi su cosa sia la Democrazia, differenziandola dal processo di democratizzazione e dal livello di democraticità, il cui il discorso è ben altro.

    In foto, il filosofo Giovanni Sartori (1924 – 2017)

    Oggi per poter parlare di Democrazia e analizzare la sua trasformazione mediante l’uso del digitale, occorre attentamente prendere atto del processo di crisi che ha determinato tale mutamento. Se da un lato, si è posta, nel XXI secolo, come l’unica forma di governo la cui legittimità non viene messa in discussione, dall’altro non si può non constatare la crisi dei valori democratici.

    Le ragioni che hanno scatenato questa sfiducia disegnano un panorama alquanto complesso, e per questioni di opportunità bisogna partire dall’analizzare la crisi di un elemento caratterizzante il modello democratico, quale la rappresentanza, così come rinvenuto negli ultimi anni da sondaggi politologici.

    E di quest’ultimo profilo parleremo nel prossimo articolo.

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