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    Processi di Apprendimento nell'Infanzia

    Durante gli ultimi decenni si è assistito ad un notevole incremento delle conoscenze sui processi di apprendimento dei bambini durante l’infanzia. Essendo precoci i sintomi dell’autismo (generalmente l’insorgenza avviene entro il primo anno di vita) avere maggiori informazioni su tali conoscenze può essere molto utile, non solo per i professionisti che operano nel settore evolutivo, ma anche per i genitori, incrementandone la comprensione di come intervenire al meglio sui bambini molto piccoli a rischio di autismo.

    I sintomi più precoci dell’autismo sottolineano il coinvolgimento dei sistemi cerebrali che supportano lo sviluppo linguistico e sociale; spesso si verificano anche disturbi a livello motorio. Ciò si riscontra in particolare da studi filmati su bambini piccoli (Osterling & Dawson, 1994; Palomo, Belinchon & Ozonoff, 2006) che in seguito hanno ricevuto una diagnosi di autismo e dai quali sono emersi una serie di comportamenti caratterizzati da: mancanza di contatto oculare diretto ad altre persone durante un’interazione, minore responsività nel momento in cui vengono chiamati per nome, mancato sviluppo o ritardo nella comparsa di capacità gestuali precoci, come per esempio il pointing, cioè l’indicare con il dito qualcosa invitando l’interlocutore a condividere l’attenzione. Tutti questi comportamenti sono importanti precursori per lo sviluppo del linguaggio.

    La rapidità delle capacità di apprendimento durante l’infanzia suggerisce che i primi anni di vita siano un periodo di grande plasticità (capacità del cervello di modificare la propria struttura e funzionalità a seconda dell’attività delle cellule neurali, correlata a stimoli ricevuti dall’ambiente esterno, in reazione a lesioni traumatiche o modificazioni patologiche e in relazione al processo di sviluppo dell’individuo) e di cambiamento. Per tale motivo intervenire precocemente riducendo le disabilità che spesso caratterizzano i disturbi dello spetto autistico, diviene fondamentale.

    Per diverso tempo gli specialisti dell’intervento precoce sono stati educati ad una visione costruzionista della cognizione, così come è stata articolata dallo psicologo svizzero Jean Piaget (1963). La teoria costruzionista suggerisce che i bambini costruiscano la propria base di conoscenza e i propri modelli rappresentazionali (o immagini mentali) dell’ambiente circostante attraverso l’esplorazione senso-motoria degli oggetti e del mondo fisico. La conoscenza senso-motoria si internalizza gradualmente e si evolve verso rappresentazioni cognitive di azioni, oggetti ed eventi del mondo. Queste abilità cognitive di ordine superiore si sviluppano nella seconda metà del secondo anno di vita attraverso l’abilità di internalizzare l’imitazione. I segni distintivi del pensiero rappresentazionale nel bambino includono la permanenza dell’oggetto, il problem solving intuitivo, il gioco simbolico, l’imitazione differita e il linguaggio simbolico.

    Durante gli ultimi 20 anni c’è stata una rivoluzione nella comprensione dei processi di apprendimento infantili che ha reso necessario l’abbandono dell’approccio costruzionista dello sviluppo rappresentazionale. La ricerca attuale sull’apprendimento del bambino durante il primo anno di vita ha messo in evidenza capacità di apprendimento che non sarebbe stato possibile predire attraverso modelli costruzionisti. Le abilità di comprensione sul funzionamento degli oggetti nell’ambiente fisico, il riconoscimento della similarità tra le proprie azione e quelle degli altri, l’abilità di ricordare le informazioni, la percezione e la risposta dei bambini rispetto al mondo sociale, vanno ben oltre ciò che si potrebbe inferire in base all’osservazione delle loro abilità motorie ancora immature.

    Per valutare le abilità di bambini molto piccoli gli studiosi hanno utilizzato metodi quali la direzione dello sguardo e la risposta elettrica del cervello di fronte a cambiamenti nello stimolo, inoltre i bambini apprendono in maniera attiva e sono interessati a formare e testare ipotesi sul mondo. La loro conoscenza aumenta man mano che essi interagiscono con gli oggetti e con le persone. La ricerca attuale suggerisce che quando i bambini interagiscono col mondo il loro cervello si basa su un apprendimento di tipo statistico (ovvero l’abilità di individuare il modo in cui l’informazione è distribuita e di trarre inferenze sulla base di questa informazione) per individuare configurazioni e trarre significato (Saffran, Aslin & Newport, 1996).

    Questo tipo di apprendimento sembra giocare un ruolo particolarmente rilevante per lo sviluppo linguistico, cognitivo e sociale; quando un bambino interagisce col mondo in maniera inusuale, ad esempio focalizzando l’attenzione sugli oggetti piuttosto che sulle persone, la sua conoscenza e la sua costruzione del mondo si svilupperanno probabilmente in maniera atipica. Uno dei motivi per il quale il bambino potrebbe non sviluppare il linguaggio potrebbe essere che non presta sufficientemente attenzione agli stimoli linguistici e alle loro proprietà distribuzionali.

    Dunque uno degli obiettivi dell’intervento precoce consisterà nell’aiutare il bambino a prestare attenzione all’informazione rilevante, come il linguaggio, i volti e le azioni delle persone e di rinforzare o rendere più salienti alcune configurazioni o tipi di informazione, così da poter creare le condizioni per una maggiore comprensione dell’informazione che diventa essenziale per lo sviluppo sociale e linguistico.

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