SULLA STRAGE DI MIGRANTI IN CALABRIA

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In un recente saggio, dal titolo “La restanza”, l’antropologo Vito Teti parla de diritto a restare, che insieme a quello di migrare sono i due capisaldi dello sviluppo dell’umanità, sin dai suoi albori. L’avvento dell’agricoltura, ad esempio, non poteva darsi senza una prolungata e pacifica sedentarietà dei gruppi umani. Al contempo, quante conquiste preziose non sarebbero state raggiunte senza le migrazioni dei popoli, senza quegli scambi culturali e commerciali che hanno attraversato tutto il perimetro della storia?

Bisogna ritornare a credere profondamente nel valore delle differenze e nella possibilità di costruire sistemi sociali di convivenza pacifica. Dobbiamo fermare i morti in mare, ma contemporaneamente dobbiamo fermare la disperazione che dai quei luoghi spingono le persone a partire.

Cambiare prospettiva

Se vogliamo provare a cambiare davvero qualcosa, dobbiamo agire su questi due poli: il “là” e il “qua”, intesi come coordinate geografiche, espedienti narrativi per raccontare degli scenari possibili.

“Là”, attivando una proficua e prolungata collaborazione con i paesi in via di sviluppo – che non si riduce a quella becera cosa post-coloniale che sono gli aiuti umanitari – al fine di eliminare i blocchi allo sviluppo sociale.

Pensiamo, in tal senso, alla permanenza aggressiva e infestante delle istituzioni ed aziende occidentali che si ostinano a succhiare le risorse di tali paesi. Pensiamo, anche, a tutti i governi formati da uomini e donne corrotti che vanno rovesciati, dando spazio a quei giovani con idee e programmi ambiziosi; giovani che spesso devono lasciare il proprio paese per la miseria economica e mentale a cui sono sottoposti.

E per quanto riguarda chi è costretto a fuggire da guerre e condizioni di vita pericolose, bisogna attivare immediatamente corridoi umanitari che siano sicuri e alla portata di tutte le persone.

Al contempo, crediamo che niente e nessuno possa fermare le migrazioni: che restano un diritto fondamentale, motore virtuoso di ogni sviluppo delle civiltà. E nessuno essere umano può dire all’altro “resta dove sei”: ognuno/a ha diritto di vivere la vita che desidera!

E’ utile ricordare che non si parte solo per mettere in salvo la propria vita! Si lascia la propria casa per scoprire il mondo, per compiere studi di qualità, per stare insieme ad una persona tanto amata. Ma per tutte queste persone ottenere il famigerato “visto Schengen” è solo una chimera. Ecco cos’è disumano!

Infine, pensando al “qua”, alle nostre coste (che poi, “nostre” in che senso? Quanto risuona male questo aggettivo possessivo!) dobbiamo lavorare per ripristinare immediatamente tutti i programmi in mare che si occupano di salvare le vite, e al contempo, implementare progetti di reale inclusione sociale e lavorativa che coinvolgano tutte le persone che vivono vicine le une alle altre, provando a dimenticarci (volutamente) delle differenze di origine, ma senza ignorare le radici culturali, religiose, etniche, ecc..che fanno di noi quella incredibile e meravigliosa realtà chiamata UMANITA’.