lunedì, Aprile 15, 2024
More
    HomeCultura e SocietàSulla parzialità dell’informazione della TV italiana

    Sulla parzialità dell’informazione della TV italiana

    Mentre buona parte degli Italiani postano sui social media il loro pensiero su Sanremo e l’esibizione di Blanco, una ristretta minoranza di persone è a conoscenza di cosa sta succedendo in altre parti del mondo.

    Ed è anche facilmente comprensibile perché: la televisione italiana, e quasi sempre anche quella europea, non parlano affatto, o troppo poco e in maniera incompleta, di tutta una serie di fatti, notizie e interpretazioni che potrebbero portare le persone a dubitare delle scelte dei loro politici a livello nazionale, internazionale e sovranazionale.

    Si badi bene: prima di pronunciare ad alta voce la parola “complotto”, bisognerebbe avere la serietà scientifica e il buon gusto di indagare metodicamente e dimostrare se effettivamente questa linea faccia parte di un disegno politico con ragioni precise.

    Di certo, per avere un’idea più chiara di cosa sta succedendo nel mondo c’è solo un modo: informarsi da più fonti, idealmente anche in contrasto tra loro – e, dove possibile, attingere a fonti dirette (o di prima mano).

    Non sto dicendo che in questo modo si riesca sempre a trovare la verità definitiva su quanto accade, perché è più che verosimile che ogni fazione cercherà sempre di tirare acqua al proprio mulino.

    Sapere chi sta dietro la pubblicazione di certe notizie e quali interessi possa avere a veicolare una certa versione dei fatti piuttosto che un’altra è già di per sé molto utile a farsi un’idea di come stanno le cose.

    Premessa – Una breve storia personale

    Ricordo ancora la prima conversazione col direttore del Quotidiano di Sicilia Carlo Alberto Tregua, uno dei pochi giornalisti seri rimasti in Italia, la prima volta che lo incontrai nel 2008.

    In foto, Carlo Alberto Tregua

    Al tempo ero ancora uno studente, e credevo di avere la verità in pugno sulla veridicità delle notizie pubblicate dai mezzi di informazione di massa, semplicemente perché avevo studiato le teorie dei filosofi della Scuola di Francoforte, letto “Capire il potere” di Noam Chomsky, filosofo americano maestro del dubbio in merito alle questioni politiche, e studiato la propaganda Russa nel 1900.

    In questo suo libro, Chomsky era riuscito a farmi dubitare in maniera assoluta della politica estera americana e dei mezzi di comunicazione di massa: ero diventato scettico.

    Il mio scetticismo, però, era vizioso, non virtuoso, perché non mi aveva portato a ricercare la verità con più energie, anzi: mi aveva portato così tanto a dubitare della moralità dei politici e dei proprietari dei media, che non ero più interessato a sapere cosa dicevano. Avevo smesso di informarmi.

    Prima di compiere questo passo, in ogni caso, mi informavo comunque poco: mi limitavo ad ascoltare sporadicamente le notizie dei telegiornali che ascoltava mia madre, poco importava se della Rai, delle reti di Berlusconi, o di Telemontecarlo (dal 2001, La7). Ogni tanto leggevo qualche notizia pubblicata sul primo giornale che mi capitava a tiro, solitamente la Sicilia.

    Nel suo libro Chomsky elencava un gran numero di casi in cui gli Stati Uniti erano intervenuti indirettamente nella politica di altri paesi per destabilizzarli in tutti i modi possibili, fomentare guerre civili e instaurare governi favorevoli per ottenere vantaggi economici – violando di fatto il “principio di non ingerenza” espresso dal filosofo tedesco Immanuel Kant (1724 – 1804) nel suo celebre scritto “Per la pace perpetua” del 1795.

    Insieme a questo libro, gli altri testi letti al tempo descrivevano i media, in generale, come lo strumento principale – insieme all’educazione scolastica – per convincere l’opinione pubblica della giustizia di certe operazioni militari e scelte politiche, economiche, sociali, culturali e artistiche.

    Quando chiesi al direttore Tregua cosa facesse nella vita, mi raccontò della sua attività. E mi venne istintivo dirgli: «I media sono tutti di parte e non raccontano come stanno davvero le cose nel mondo».

    La sua risposta mi restò impressa e mi cambiò la vita – e forse fu una delle lezioni di filosofia più valide che abbia mai ricevuto: «Prima di poter dire quello che hai detto devi prima sapere cosa dicono i diversi media, e poi riuscire a dimostrare quanto affermi. Solo a quel punto potrai accusare qualcuno di faziosità».

    Stimolato dalla sua osservazione iniziai a comprare 8 giornali al giorno ogni volta che volevo informarmi su quanto accadeva: Repubblica, il Corriere, il Giornale, il Sole24Ore, Il Messaggero, Libero, La Sicilia, Il Quotidiano di Sicilia – poi ho desistito, perché non avevo intenzione di spendere così tanto per comprare giornali.

    Ricordo ancora che mi dicevo: «Non posso credere che sto spendendo soldi per comprare giornali filo-berlusconiani, che sono chiaramente la faziosità fatta giornale».

    E fu la stessa cosa che mi disse uno studente di lettere che mi vide leggere i giornali mentre aspettavamo di farci interrogare per un esame alla facoltà di Catania. E magari è la stessa cosa che stanno pensando alcuni, leggendo questo articolo.

    Convinto dell’inestimabile utilità e profondità di quell’insegnamento, col passare degli anni prendere informazioni da diverse fonti è diventata una prassi abituale, fortunatamente fortificata dalla conoscenza dell’inglese, che di fatto mi consentì di accedere a una mole gigante e illuminante di informazioni altrimenti non così facilmente reperibili.

    E dico fortunatamente, perché non tutti – ahinoi! – hanno la fortuna (intesa in senso latino, come “sorte”, ma anche come “occasione, opportunità”) per poterlo fare, ossia i mezzi materiali e umani, il tempo libero e, non ultimo, la volontà. E questo è un problema sul quale si erano già soffermati più volte Arthur Schopenhauer (1788 – 1860) e Karl Marx (1818 – 1883).

    Sulla censura in Europa nel 2023 e come aggirarla

    Basterebbe anche solo guardare i servizi di RT (Russia Today) o ascoltare l’emittente radiofonica Sputnik per rendersi conto di quanto siano parziali le informazioni dei telegiornali europei, americani e filo-americani – e soprattutto italiani.

    Il problema, però, è che – anche volendo – in Europa non si può, nonostante si tratti di canali digitali in inglese comprensibili per chiunque abbia un minimo di capacità di comprendere la lingua.

    E non è possibile per via della censura dell’Unione Europea applicata nel marzo 2022, pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

    L’annuncio della Presidente dell’Unione Europeail Ursula von der Leyen della censura dei canali mediatici russi in Europa.

    O meglio, l’unico modo per gli Europei di farlo è ricorrere a stratagemmi informatici, quali per esempio l’utilizzo di Psiphon o di un VPN che simuli una connessione da paesi extraeuropei; o altri metodi descritti da RT.com, ossia l’utilizzo dell’app, del browser Tor, o del canale Telegram di RT.

    Telegram soprattutto è diventato da anni uno strumento molto utile per avere accesso a fatti, notizie e interpretazioni normalmente censurate nei canali governativi o nei social media più utilizzati.

    Molto interessante è che, sulla pagina Wikipedia di RT, l’emittente russa viene definita “un canale propagandista che si propone di presentare gli eventi in Russia e all’estero secondo il punto di vista del governo russo”; e su quella di Sputnik la parola “propaganda” ricorre di continuo.

    E, sicuramente, è evidente che ci sono aspetti di parzialità e propaganda in alcuni servizi, soprattutto quelli che parlano della guerra della Russia contro l’Ucraina.

    Nessuna delle controparti televisive del blocco occidentale, però, ha ricevuto accuse simili nelle pagine di Wikipedia, nonostante sia innegabile e oltremodo evidente che esistono elementi propagandistici in tutte le emittenti ufficiali del blocco filo-americano.

    E a dimostrarlo non è solo quanto viene detto in merito a certe tematiche e in che modo; ma anche quanto viene narrato in maniera parziale o non raccontato affatto . Si pensi a quanto ci viene detto sugli interventi militari della NATO in Africa, medio-oriente e Asia, per fare un esempio tra i tanti.

    Alcune notizie non discusse dalla TV italiana

    Le tematiche sulle quali, in particolare, la televisione italiana ha completamente taciuto e delle quali i notiziari russi hanno ampiamente parlato, soprattutto in questi ultimi giorni, sono tante. Fortunatamente qualcuno di questi argomenti, però, è stato affrontato anche da alcuni giornali italiani, il che è sicuramente un segno positivo.

    Ricordiamoci, però, che i giornali sono letti solo da una più ristretta minoranza di persone; e che la maggior parte della gente guarda principalmente la televisione o ascolta la radio per sapere cosa sta succedendo in Italia e nel mondo, se non si informa sui social media.

    Questi due canali informativi, infatti, sono i più comodi nella nostra società, in cui i ritmi spesso frenetici portano spesso a informarsi mentre si fa altro, cioè mentre si guida, si cucina, si mangia, e così via.

    Cominciamo dalla grave situazione in Palestina, giornalmente teatro di crimini israeliani ai danni della popolazione palestinese, che ha vissuto da decenni sotto un regime di discriminazione radicale (apartheid) e oppressione militare con l’assoluta complicità del blocco occidentale, che di fatto non ha mai affrontato seriamente la questione né dal punto di vista mediatico, né politico, per via dell’indiscussa, e secondo alcuni “indiscutibile”, alleanza con Israele.

    La mappa illustra l’evoluzione dei confini geografici dei territori occupati dagli Israeliani dal 1946 a oggi.

    Un’alleanza che, invece, andrebbe sicuramente ridiscussa, considerando lo stato di miseria e cattività in cui è tenuta la popolazione palestinese. Le emittenti russe ne parlano quasi ogni giorno, mentre in Italia non se ne parla praticamente mai, e comunque non seriamente come si dovrebbe.

    Assoluto silenzio c’è stato sui viaggi del Ministro degli affari esteri russo Sergej Lavrov in alcuni Stati africani come il Mali, il Sudan e l’Egitto e del tentativo russo di influenzare – o, se vogliamo, colonizzare culturalmente – gli Stati africani precedentemente colonizzati da Francia e Inghilterra.

    Non si è parlato dell’accusa del premio Pulitzer Seymur Hersh alla NATO, ritenuta responsabile di aver sabotato e fatto esplodere i gasdotti Nordstream del Mar Baltico che trasportava il gas dalla Russia alla Germania per consegnarlo all’Europa, rilasciando circa 300.000 tonnellate di metano nell’atmosfera.

    Secondo le fonti del giornalista statunitense, la NATO avrebbe piazzato delle mine nel Mar Baltico durante un’esercitazione nel giugno del 2022 e attivato gli esplosivi a distanza in data 26 settembre per sferrare un duro colpo all’economia russa e punire l’invasione dell’Ucraina; per creare le premesse per l’indipendenza europea dal gas russo, la cui importazione da parte dell’Europa è diminuita del 54% nel 2022; e per incrementare le vendite di gas da parte degli Stati Uniti, la cui esportazione in Europa nel 2022 è aumentata del 37%, stando a quanto riportato da Reuters.

    RT sostiene che la Germania, la Norvegia e la Polonia – ossia gli Stati membri della NATO confinanti col Mar Baltico e prossimi ai luoghi dell’incidente – si sono rifiutati di investigare sulle cause dell’esplosione.

    Secondo Hersh, il progetto di distruzione dell’infrastruttura russa era stato pianificato già da mesi direttamente da Biden e dagli Stati membri della NATO, e troverebbe riscontro in alcune dichiarazioni del presidente statunitense del Febbraio 2022.

    La mappa mostra la posizione dei gasdotti Nordstream nel Mar Baltico.

    Non si è parlato, poi, dell’attacco militare di droni a un impianto militare iraniano a Tehran alla fine di gennaio 2023, che secondo gli ufficiali statunitensi è stato organizzato da Israele nel tentativo di rallentare la produzione di armi di uno Stato ostile.

    Nessun cenno all’adesione dell’IRAN alla Shanghai Cooperation Org (SCO), l’organizzazione economica, politica e militare della quale fanno parte Russia, India, Cina, Pakistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan.

    L’organizzazione, che coinvolge il 60% dell’Eurasia e il 40% della popolazione mondiale e più del 30% del PIL, è nata nel 2001 con l’intento di migliorare la cooperazione economica e militare degli Stati membri.

    Secondo quanto scritto da Hamid Golpira, giornalista iraniano del Tehran Times, in un articolo del Novembre del 2008, in realtà, l’Istituzione è «nata con l’intento di controbilanciare la presenza della NATO in Asia Centrale» – e forse anche a livello mondiale.

    Non si è parlato dell’opinione della Cina in merito alla guerra in Ucraina espressa tramite i suoi portavoce. «L’unico modo per fermare la guerra, dice l’ambasciatore cinese dell’EU Fu Cong, è la diplomazia, e non la guerra e l’invio di armi».

    E il senso di questa posizione è evidente: l’Occidente continua a sostenere l’Ucraina tramite l’invio di equipaggiamento militare, quando è chiaramente impossibile che la Russia possa essere sconfitta o che si ritiri.

    Immagine dei militari ucraini nella regione del Donetsk pubblicata dalla rivista FP (Foreign Policy).

    Ci si chiede allora se possa essere vera la teoria secondo la quale una guerra in Europa tornerebbe utile agli statunitensi, in quanto comporta di fatto la chiusura dei rapporti commerciali con la Russia e l’apertura di nuove opportunità economiche per gli Stati Uniti in Europa.

    Ignorata anche l’opinione del rappresentante cinese alle Nazioni Unite Dai Bing: «Bisogna evitare la proliferazione di armi, che poi cadono in mano a terroristi di altre nazioni, creando nuove instabilità in altre zone del mondo, come insegnano i casi di Afghanistan, Syria e Somalia».

    Come già riportato da Voice of America nel Novembre 2022, infatti, il Presidente della Nigeria Muhammadu Buhari aveva già denunciato il fatto che le armi dei conflitto in Ucraina erano arrivate ai terroristi della regione di Chad Basin tramite il mercato nero.

    Non è stata riporta da nessuno l’opinione di del Professor Ali Khalifa Dikwa, intervistato da Russia Today, secondo il quale la presenza di truppe della NATO, guidate da Parigi, nella regione Sub-Sahariana – in particolare in Nigeria – per sconfiggere il terrorismo Jihadista, è un espediente per prendere risorse dall’Africa, ed è anche per questo che stanno nascendo movimenti di ribellione anti-occidentali.

    «Quali sono, si chiede il professore, le potenze responsabili del sottosviluppo dell’Africa a partire dai movimenti indipendentisti degli anni ’60?».

    Si è fatto accenno alla richiesta della Cina di interrompere le sanzioni americane ed europee alla Siria, e togliere “l’assedio”, ossia la chiusura dei confini, per consentire l’arrivo di aiuti materiai e umani necessari per le vittime del terremoto del febbraio 2023.

    Ma non si è fatta alcuna menzione al fatto che la richiesta è partita innanzitutto dalla Syrian Arab Red Crescent, la Mezzaluna Rossa Araba Siriana, l’organizzazione umanitaria che è stata in prima linea da subito per dare soccorso alle persone colpite dalla catastrofe in Siria.

    Il New York Times (NYT), invece, sostiene che la responsabilità della chiusura dei confini è della Siria, che controlla i confini e decide chi e cosa far entrare.

    L’immagine, che mostra i confini della Siria e gli attuali blocchi geografici, è stata pubblicata sul sito dell’emittente televisiva libanese Al Mayadeen.

    Non si è parlato del fatto che la risposta cinese all’abbattimento del pallone aerostatico cinese da parte degli Stati Uniti potrebbe essere la distruzione di tecnologie americane ai confini della Cina, il che potrebbe far declinare sempre di più i rapporti tra le due superpotenze.

    Una cosa che certamente fa molto bene la televisione italiana è informare quando qualche pazzo, magari straniero, ammazza qualcuno; oppure quando muore qualche personaggio famoso o pseudo-famoso – come se queste informazioni siano più importanti dei delitti intenzionali che accadono ogni giorno nel mondo per precise scelte politiche.  

    È giusta la censura delle emittenti russe in Europa?

    Per concludere, ci troviamo di fronte a una versione alternativa dei fatti rispetto a quella fornita dalla televisione italiana. E non per questo meno interessante o utile a farsi un’idea più chiara di quanto sta accadendo nel mondo, anzi!

    Tutti questi esempi non vogliono affatto dimostrare o sostenere che le emittenti russe siano detentrici e portatrici della verità su quanto accade nel mondo.

    Bisognerebbe chiedersi, però, se sia legittimo che l’Europa tenti di eliminare completamente il contraddittorio tramite la censura dell’informazione dei canali russi su internet, le televisioni e i social media; oppure se non avrebbe più senso e sarebbe più democratico consentire a chiunque di attingere a queste fonti di informazione e trarre autonomamente le proprie conclusioni su come stanno le cose nel mondo.

    Che poi è anche paradossale: non è proprio l’eliminazione del dissenso e del contraddittorio la strategia principale sulla quale è fondata qualsiasi propaganda?

    E non era proprio il cavallo di battaglia della cultura occidentale, simbolo della libertà di espressione, la frase “non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”?

    Al lettore l’ardua sentenza.

    I più apprezzati

    In Evidenza

    Seguici sui Social